Non mi piace più

Io boh, la gente non la capisco. Ad APP non riesco a star dietro da un bel pezzo, e questo è un dato di fatto, ma la gente è bipolare.
Dico io, è un sito a tema Stati Uniti, abbiamo una pagina Facebook a cui tu, utente bipolare, hai messo di tua spontanea volontà “Mi piace” in un momento imprecisato degli anni passati. E’ il 4 Luglio. Postiamo un “Happy 4th of July“, non una pubblicità di un kit con bandiere e fuochi di artificio, non un link ad un articolo lunghissimo che ti devi leggere rischiando di far riscaldare quei 2 neuroni. No, un semplice e lineare buon 4 luglio. E tu che mi fai, caro estimatori degli States, il 4 Luglio?
Non mi piace più.
Fanculo!

P.S. Avevo voglia di tornare a scrivere, ed ho deciso di farlo così, senza preavviso, con la delicatezza di un elefante ed una grafica che più minimal non si può….

Il piumone e la saggezza di Murakami

Kafka sulla spiaggia

Il mio Kindle mi mette sotto il naso un’innegabile verità: Haruki Murakami è il mio scrittore preferito, ora come ora. Non so quando lo sia diventato esattamente. Non so come sono passata dal “ma sì, leggiamo questo 1Q84 e diamogli una possibilità” al consumare uno dopo l’altro gran parte dei suoi – non per nulla trascurabili in quanto a dimensione – romanzi.

Gli ultimi, in ordine di tempo, da quest’estate o giù di lì, sono stati “L’uccello che girava le viti del mondo“, “La ragazza dello Sputnik“, “Dance dance dance” e sotto “Il segno della pecora“.

C’è un qualcosa di misterioso dei libri di Murakami. A me fanno lo stesso effetto di un piumone caldo, quando hai voglia di disconnetterti dal mondo e rannicchiarti sotto le coperte, in un comfort che è solo tuo. Non che abbiano alcunché di confortante, i suoi libri, sia chiaro: con la scusa della scrittura onirica, ogni tanto ti sbatte in faccia delle verità assolute e insindacabili che ti colpiscono con tanta forza da farti smettere di leggere per un po’. Poi riprendi, però, inevitabilmente, immersa nel suo universo fino all’ultima pagina. E fatichi un po’ a staccarti, alla fine, come fatichi la mattina ad uscire da sotto il piumone.

Bene, avendo da poco scoperto due modi per ripescare dal mio Kindle tutte quelle belle note che ho salvato durante la lettura e che temevo dovessero rimanere intrappolate lì per sempre, vorrei deliziarvi con queste pillole di saggezza di Murakami. Neanche fossi tornata alle medie e mi avessero passato una Smemoranda qualunque a cui infondere un po’ di personalità…

Disclaimer: se cercate allegria, beh, magari tentate col prossimo post. (altro…)

Sometimes it is the people no one imagines anything of, who do the things that no one can imagine

E niente, sono ovviamente andata a vedere The Imitation Game, il film incentrato sul coinvolgimento di Alan Turing nelle vicende della seconda guerra mondiale in qualità di crittografo, impegnato nella decodifica della macchina Enigma, di cui servivano i tedeschi per criptare le loro comunicazioni.

A me è piaciuto, e pur con tutti i difetti del caso – la formula troppo “alla-beautiful-mind”, qualche imprecisione di qua e di là, Keira Knightley – è pur sempre un film su Alan Turing. Se con l’informatica ci mangiate, non importa a che livello, che aspettate ad andarlo a vedere?

Solo una cosa: non aspettatevi di sentir parlare di Intelligenza Artificiale, e del test di Turing, che da il titolo al film, si parla solo di striscio ed un po’ forzatamente a mio parere. Delle macchine di Turing, invece, si parlicchia ma senza cognizione di causa… eh va beh, è pur sempre Hollywood.

Bravo e figo Benedict Cumberbatch.

Triste ma vera la nota finale. Tanti di questi geni condividono storie personali tristissime.

No one normal could have done that. Do you know, this morning… I was on a train that went through a city that wouldn’t exist if it wasn’t for you. I bought a ticket from a man who would likely be dead if it wasn’t for you. I read up on my work a whole field of scientific inquiry that only exists because of you.

Now, if you wish you could have been normal… I can promise you I do not. The world is an infinitely better place precisely because you weren’t.

Ma in fondo, poi, che cos’è la normalità?

Tabula Rasa

SandE’ da più di un anno che non tocco questo blog. 13 mesi. L’avevo già trascurato in passato, per periodi più o meno lunghi, ma mai per così tanto tempo.

Perché? Per tanti motivi e per nessuno in particolare. Ho vissuto per 8 mesi all’estero. Negli Stati Uniti. In California. Il sogno di una vita! Ho fatto un miliardo di cose, rivoltato la mia vita da cima a fondo, e volevo raccontare tutto. Qui, in parte, ma su American Pizza Party principalmente. Avevo anche cominciato, come potete vedere qui. Ma poi boh… Mancava l’ispirazione, prima, e la vita ha preso il sopravvento, poi. Adesso la mole di cose da raccontare è talmente imponente, che continuo ad evitare anche di provarci. Non so da dove cominciare, fondamentalmente…

Sono tornata a casa da due mesi e mezzo, ed è stato un trauma. L’Italia l’ho trovata notevolmente peggiorata, ma forse è solo che ci si abitua facilmente alle cose belle e tornare indietro è un po’ una bastonata sui denti. Era comunque un’avventura con ritorno la mia, lo sapevo. Sono tornata per portare a termine qualcosa, ma dubito che invecchierò in questo paese. Perché dovrei? Questo paese non sta facendo niente per me, per la mia generazione in generale, se non spingerci ogni giorno di più verso i confini, e oltre. Tanto vale assecondare la corrente, invece che nuotare in senso opposto.

Comunque, continuavo a guardare questo blog abbandonato, questo diario virtuale nato come costola di APP che man mano aveva preso un’identità propria raccontando di altre mie passioni, come i libri, la fotografia, i viaggi. E mi è venuta voglia di tornare a scrivere. Solo che sono in una fase un po’ così, ho bisogno di buttare giù tutto e ricostruire, lo sto facendo in diversi settori. Non so cosa ne verrà fuori, ma sicuramente è un processo catartico. E allora tabula rasa.

I vecchi post non li ho cancellati, al momento sono solo finiti in soffitta. Torneranno, probabilmente. Forse non tutti, non lo so. Ora come ora, mi da fastidio vederli, disturbano questo mio bisogno di novità. Il tema anche, per lo stesso motivo, andava cambiato.

Non ho mai fatto troppo caso alle statistiche di questo blog, ma se mi leggevate, commentavate o lurkavate soltanto, se vi siete chiesti che fine avessi fatto, se per caso passate di nuovo di qua… beh, bentrovati! :)

Istantanee da Barcellona

Di ritorno da un viaggio last minute – veramente, ma veramente last minute – a Barcellona. :)
In realtà sono rientrata due giorni fa, ma ancora non riesco a convincermi che le vacanze stiano volgendo al termine, così temporeggio come meglio posso.
In attesa di mettere mano alle quasi 600 foto che ho scattato in vacanza, beccatevi qualche scatto con lo smartphone.

La Sagrada Familia
Sagrada Familia

Maremagnum
Maremagnum

La Fiesta Catalana
Fiesta Catalana

Churros (rigorosamente inzuppati nel cioccolato fuso)
Churros

L’Arc De Triomf
Arc De Triomf

Homenaje a la Barceloneta
Barceloneta

Dalla finestra dell’hotel…
Leaving

Non faccio un grande uso di Instagram, perché se ho con me la reflex preferisco usare quella, ma ogni tanto qualche scattino col cellulare non mi dispiace… Se avete voglia di seguirmi, mi trovate qui: ladyblackice. ;)

Giugno // Luglio 2013 – Letture del mese

Fa davvero caldo in questo periodo, e sebbene continui imperterrita a leggere, c’è da dire che mi sono dovuta arrendere e passare a letture via via meno impegnative e più adatte al clima estivo, come si evince facilmente dal recap che segue…

  • Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami
    Kafka sulla spiaggiaA giugno avevo iniziato con le migliori intenzioni, perché questo è un signor romanzo, non una cosetta leggera “tanto per”… Mi aspettavo tanto da “Kafka sulla spiaggia”, ed in un certo senso non mi ha deluso. Se non avessi letto prima 1Q84, di certo sarei rimasta ancora più affascinata dai mondi magici in cui è capace di trasportarti Murakami. In alcuni punti l’ho trovato stupendo, in altri un po’ sconclusionato, ma la lettura non mi ha mai annoiato. E’ come compiere un viaggio intimo nell’io di qualcun altro, il Kafka del titolo, appunto. Non saprei davvero come altro descrivervi la trama. 4 stelle.
  • Dead Ever After di Charlaine Harris
    harrisL’ultimo capitolo della saga di Sookie Stackhouse, che ha ispirato il mio amato True Blood. Che delusione! 1 stella non rende l’idea. Diciamo che, come molti altri, se avessi avuto davanti l’autrice nel momento in cui ho letto il finale di questo tredicesimo libro l’avrei presa volentieri a ceffoni. Ma si può? Odio spoilerare (ed essere spoilerata), per cui eviterò di raccontarvi il dettaglio che mi ha fatto cadere le braccia. Vi basti sapere che il personaggio più interessante della storia viene stravolto e fa una misera uscita di scena. Stronza di una Charlaine Harris, questa non te la perdonerà nessuno!
  • Manuale dell’imperfetto viaggiatore di Beppe Severgnini
    severgniniDi Beppe Severgnini avevo già letto “Un italiano in America”, che di certo non mi aveva fatto gridare al capolavoro. “Manuale del perfetto viaggiatore” è molto peggio. Scritto una decina d’anni fa, si concentra su una serie di aspetti del viaggio che al giorno d’oggi risultano poco rilevanti, risultando inutile e datato. E’ infarcito di luoghi comuni sugli italiani in cui non mi riconosco neanche di striscio (per fortuna!) ed è pervaso da un’ironia che vorrebbe essere sottile, nelle intenzioni, ma risulta solamente forzata. Bocciato: 2 stelle.
  • Tacco 12. Vademecum dello stiletto style per donne sempre all’altezza di Veronica Benini
    beniniLe offerte lampo di Amazon colpiscono ancora. Quale altro motivo, oltre al prezzo e al caldo, potrebbe spingermi a comprare una cosa del genere? Beh, contestualizziamo: adoro i tacchi, ma a Roma mi sposto perlopiù con i mezzi pubblici, cosa che ne rende l’uso quotidiano quasi impossibile. E infatti… Incuriosita dall’autrice (notissima blogger italiana che da qualche anno tiene workshop di camminata sui tacchi in giro per l’Italia), l’ho preso sperando in qualche dritta utile, che chiaramente non c’era. Il messaggio: “se bella vuoi comparì, qualcosa hai da patì”, ma in cambio avrai soldi a palate, un lavoro fighissimo e uomini ai tuoi piedi. Of course… Dal mio commento su aNobii (2 stelle):

    L’autrice si esprime con un linguaggio da bimbaminkia – perdonate l’espressione, che nemmeno mi piace, ma in questo caso va usata per forza – e si autoincensa per circa l’80% del libro. La trama non esiste ed i consigli forniti non sono niente di nuovo. Molto carine, però, le illustrazioni. Nel complesso simpatico, se fuori fanno più di 30°…

    Insomma, scritto con i piedi, come peraltro si addice alla tematica.

Enta

Rubo dalla pagina Facebook di un amico che è arrivato al traguardo poco prima di me, e non aggiungo altro, perché sarebbe superfluo…

Io mi divertivo ad avere trent’anni, io me li bevevo come un liquore i trent’anni. Sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore, da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo un po’ ansimanti e tuttavia freschi. Non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna…
Oriana Fallaci

Roma // Quartiere Coppedè

Col cinquantino ho avuto un rapporto un po’ altalenante finora… E’ stata la prima lente che ho comprato non appena mi sono resa conto dei limiti del’obiettivo in dotazione con la reflex, in preda all’entusiasmo l’ho tenuto montato sulla macchina per un paio di mesi deliranti in cui scattavo solo a 1.8, per poi rendermi conto che non è una bacchetta magica che trasforma foto orribili in capolavori… peccato!

Insomma, vittima di questa cocente delusione, non ci ho mai fatto pace del tutto, e spesso gli preferisco il vecchio 35-70 dell’analogica. Eppure… Forse è giunta l’ora di ricredermi. Ecco tre foto che non sono solo le uniche foto che mi soddisfano scattate da diversi mesi a questa parte, sono anche le uniche foto fatte da me con il 50mm che mi convincono veramente.

Location: Quartiere Coppedè, Roma. Si ringrazia Laggio per questo. :)

Il quartiere Coppedè, anche se il nome lascia intendere ben altro, è solo un complesso di (pochi) edifici che si concentrano intorno a Piazza Mincio. Progettata da Gino Coppedè nei primi del Novecento, è un’oasi bizzarra che poco ha da spartire con gli stili architettonici che si è abituati a vedere a Roma. Parte del fascino risiede proprio in questo. Non è una zona molto nota, quindi difficilmente ci finirete per caso seguendo rotte turistiche (oddio, magari si, se vi perdete di brutto…). Nel caso vogliate andarci, cercate l’incrocio tra Piazza Buenos Aires e via Tagliamento, zona Trieste.

Fontana delle rane

Fontana delle rane, al centro di Piazza Mincio. Come tante altre cose a Roma, necessita di una bella ripulita… Nello stato attuale è purtroppo faticoso persino individuare le rane (che comunque, nel caso le stiate cercando, nella foto non ci sono). Ed è un vero peccato, perché è molto particolare. Nello sfondo si intravede l’arco che da accesso al quartiere da Via Tagliamento.

Abstract

La cosa che più mi ha colpito sono state i cancelli (che sono una mia fissa personale, insieme ai ponti), in particolare le decorazioni dei cancelli. Quando ho scattato questa, che è la mia preferita fra le tre, ho semplicemente catturato un dettaglio… Mai avrei immaginato che mi sarebbe valsa il mio terzo Explore su Flickr. Aldilà dei leciti dubbi sulla validità del metro di giudizio secondo cui si finisce in Explore, è sempre un piacere quando una propria foto viene vista e apprezzata da diverse persone. :)

Geometry
Altro cancello molto particolare, sono attratta dalle geometrie ultimamente!

Che dire? Forse mi aspettavo un quartiere vero e proprio, ma sono senz’altro soddisfatta della visita. Medito di tornarci non appena avrò comprato il mio agognato grandangolo, però, perché gli obiettivi che avevo, dettagli a parte, non erano in grado di rendere giustizia al luogo.

Maggio 2013 – Letture del mese

Mi scuso in anticipo, perché due romanzi tanto lontani per qualità non meritano di condividere la stessa pagina. Ma tant’è…

  • Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald
    Il grande Gatsby
    Premessa n°1 – Tendenzialmente non mi perdo un film con Leonardo Di Caprio neanche se decide di prendere parte alla versione cinematografica di Cappuccetto Rosso. Premessa n°2 – Cerco sempre di evitare di guardare la trasposizione cinematografica di un romanzo se non ho prima letto il romanzo stesso. Nel caso di classici, è una specie di imperativo morale. Stranamente, nonostante il mio amore sconfinato per la letteratura americana, non avevo mai letto “Il Grande Gatsby”, quindi, per risolvere il problema, mi sono imposta di leggerlo prima dell’uscita del film. Missione compiuta!
    Com’è? 4 stelle, senza se e senza ma. E’ un libro strano, scritto divinamente, con un protagonista di cui ti innamori non appena compare in scena e con dei comprimari che prenderesti volentieri a ceffoni. E’ un libro che parla di un’epoca che non esiste più, tutta feste, alcool e lustrini, che pure ha tanto in comune con quella in cui viviamo. E’ un libro che trasmette un senso di vuoto incredibile, eppure ti fa invidiare Gatsby, così come quelli che ancora nutrono una fiducia incrollabile in qualcosa, fosse anche nell’illusione che il passato possa tornare…

    E così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza tregua nel passato.

  • Biscotti, dolcetti e una tazza di tè di Vanessa Greene
    Biscotti, dolcetti e una tazza di tè
    Perché, perché, perché?? Perché mi ostino a comprare sta roba? Offerta lampo del cavolo…
    Pare che sia un bestseller in UK, e io, curiosa, ci sono cascata con tutte le scarpe. Possibile che non abbia ancora imparato che questo genere di letture, oltre a farmi sbadigliare ad intervalli regolari, mi innervosisca pure? Pare di no!
    Il “romanzo” è una snervante successione di stereotipi… tre donne che non sanno nemmeno lontanamente il significato della parola indipendenza si incontrano ad un mercatino delle pulci e si contendono un servizio di tazze da tè d’epoca. Ad una servono per il suo ricevimento di nozze, l’altra le vuole usare per metterci dentro le decorazioni floreali per un matrimonio a tema “Alice nel paese delle meraviglie”, di cui si sta occupando, la terza vuole metterci dentro delle candele da vendere a prezzi esorbitanti e rimpinguare il conto in banca della famiglia, in rosso da mesi. Comprano il servizio in società e vanno alla ricerca di tante, taaaaaaantissime altre tazze – che mica ne bastano 2 o 3 per un matrimonio, ce ne vogliono centinaia – per usarle, a ruota, per tutte e tre i progetti. Nel corso delle ricerca diventano amiche del cuore e vedono le loro vite stravolte da amori vecchi e nuovi… Yawnnn!! :O 1 stella.