E così è giunta l’ora. Terminato il mio anno sabbatico, terminate anche le vacanze, è il momento di tornare nelle aule universitarie e di dedicarmi alla Laurea Magistrale in Ingegneria Informatica.
Tante cose a complicare il rientro, ma fino ad un certo punto perché di questa scelta sono sicura come di poche altre cose nella mia vita! 
Comunque, dicevo, le novità…
La sede – Quando mi sono iscritta non avevo idea di aver scelto un “corso itinerante“, ma così è, dato che per la terza volta ci hanno cambiato la sede delle lezioni e degli esami. Il nuovo DIS (Dipartimento di Informatica e Sistemistica) sorge in una delle zone più degradate di Roma, attualmente: l’Esquilino. Scusate eh, ma preferivo di gran lunga starmene all’ombra del Colosseo. Sigh!
Il nuovissimo ordinamento – Ne avevo già parlato, e confermo quanto scritto in quel post. Ho avuto la “fortuna” di non fare esami l’anno scorso, quindi mi trovo nella favorevole posizione di aver fatto la triennale con un ordinamento e di proseguire la specialistica con un altro, senza debiti da riconoscere e senza dover rincorrere professori per recuperare i crediti mancanti. Vi pare poco, di questi tempi?
L’inglese – Qui arriva il lato comico, o tragico, a seconda dei punti di vista. Dallo scorso anno, la specialistica in Ingegneria Informatica prevedeva, fra gli altri, un indirizzo da svolgere interamente in lingua inglese, allo scopo di formare ingegneri pronti a lavorare all’estero, ma anche di venire incontro agli studenti stranieri presenti in Italia. Lo scorso anno i corsi comuni a tutti gli indirizzi venivano erogati nello stesso periodo in entrambe le lingue, cosa sacrosanta. Quest’anno no… I corsi vengono erogati due volte, ma in semestri differenti e l’evidente follia di chi ha stabilito l’orario ha fatto si che, volendosi limitare ai soli corsi in italiano, si possano sostenere uno, massimo due esami. Praticamente un semestre buttato!
Risultato: studenti italiani, iscritti ad un università pubblica italiana si ritrovano (virtualmente) obbligati a seguire corsi in una lingua che non è la loro e che non hanno scelto. I corsi sono tenuti da professori italiani (gli stessi dei corsi in italiano che si terranno il prossimo semestre) che con la loro pronuncia stile Totò non contribuiscono certo al miglioramento del nostro inglese. Ciliegina sulla torta: dopo tutto questo sforzo per seguire, capire, tradurre, poi si può comodamente scegliere di sostenere l’esame in italiano, tanto per salvare la faccia! Insomma, mi sfugge proprio il senso di questa rivoluzione…
Non so se gli altri l’hanno presa bene come me questa notizia (ho visto facce stravolte ieri, dopo le prime lezioni), ma io cerco di vedere il lato positivo. In primo luogo è una situazione tutta da ridere, perché si nota bene sia lo sforzo dei professori per non uscirsene fuori con qualche frasetta in italiano e per tradurre le vecchie slides (bellissimi i refusi in due lingue), sia lo sforzo degli studenti per seguire materie già di per sé complicate in un’altra lingua.
Un effetto utile l’hanno ottenuto però: poiché eventuali domande andrebbero poste in inglese, hanno eliminato egregiamente il problema dei secchioni della prima fila che chiedono conferma anche delle virgole per rendere noto a tutti che loro stanno seguendo e che hanno capito tutto. Li ho sempre odiati; basterebbe questo a promuovere l’iniziativa! 
A parte questo, a me tutto sommato non dispiace, anche se lo trovo profondamente sbagliato a livello di diritto allo studio, perché non tutti conoscono l’inglese ad un livello accettabile per seguire una lezione di Ingegneria Informatica, e questa scelta accresce la difficoltà di un corso già di per sé non facile.
Ma visto che in questo mondo ognuno bada ai fattacci propri, lo faccio anche io. Dato che le lezioni, tutto sommato, le capisco, questo è un ottimo modo per rispolverare il mio inglese a costo zero, a patto di non tenere assolutamente conto della loro pronuncia.
Lo sforzo di ascoltare ore e ore di lezione in inglese non può che farmi bene e alla prossima vacanza negli States, se dovessi incontrare Bill Gates, saprei che dirgli… 
Poi c’è il lato divertente: gente che ti incontra nei corridoi e ti saluta in inglese (una mia amica), gente che ti scrive i bigliettini in inglese (un’altra mia amica), gente che all’uscita della lezione esclama “What the fuck…” (io) e persino professori che traducono pari pari il loro intercalare (“diciamo” diventa “let’s say“) o che tirano fuori perle come questa…
Let’s say… I can’t say: “Aaaahhhh! You are the bad guy!”.
We are not God, we are humans.
We only have a local knowledge.
Lezione di Filosofia? Ma che… Distributed Systems! 
So, let’s say… I can’t get the point, but I’m having fun! ;D

Sam
23 settembre 2008
Da noi, a parte il nuovissimo ordinamento che non c’è ancora – sob! -, esiste solo un ramo della specialistica in Ing. Informatica in inglese; gli altri sono tutti in italiano. Però il 99% dei corsi usa slide e libri rigorosamente in inglese e quindi alla fine devi studiare lì.
Certo, perle come quelle dei tuoi prof. non possono capitarmi, visto che spiegano in italiano…
Lady Blackice
23 settembre 2008
Mi devo correggere: non tutti ci fanno scegliere in che lingua fare l’esame, quello di oggi ad esempio no!
Alla domanda di uno studente che glielo ha chiesto espressamente, ha risposto la frase che ho tumblrato poco fa: “I undestand maccheronic english!”